Riassunto
L'amore non arriva con le istruzioni. E quando ci sono, sono in sanscrito.
Ci ho pensato spesso, ultimamente. Non in modo tragico o malinconico, giuro. È più una curiosità latente, come quando ti chiedi se il latte in frigo è ancora buono ma non hai abbastanza coraggio per annusarlo.
Sono single. Lo sono da un po’. E per buona parte del tempo, va benissimo così. Ho i miei libri, il mio caffè del mattino con precisione rituale, le playlist che cambio compulsivamente, e amici selezionati con criteri che nemmeno un algoritmo riuscirebbe a decifrare. Sto bene. Credo. Più o meno. Ma poi ogni tanto succede qualcosa – un ricordo, un odore, una canzone infida – e mi ritrovo a pensare: l’amore, quello vero, quello che ti fa sentire meno solo anche quando sei solo… esiste davvero o ce lo siamo solo raccontato troppo bene?
E no, non sto cercando una risposta universale. Mi basterebbe una risposta mia. Una definizione provvisoria, una bozza, qualcosa che non cambi ogni tre giorni. O che almeno non si contraddica a ogni riflessione successiva.
In questo post non troverete verità rivelate. Troverete, però, domande vere. E qualche piccola confessione di uno che, quando ama, ama male. Ma con una certa coerenza emotiva. O almeno così mi piace pensare.



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