Riassunto
Quando ti dicono che senza di te non ce la fanno, controlla prima se non ti stanno solo passando il mocio.
Caso n. 14.948 – Episodio di microsabotaggio travestito da collaborazione entusiasta.

Foto di Owen Michael Grech su Unsplash
Credevo di essere stato coinvolto in un progetto editoriale. Sì, proprio io. Chiamato a raccolta con una certa urgenza – tono da trincea, occhi al cielo, mani nei capelli. “Ci serve una mano”, “Siamo incasinati”, “Tu sai scrivere”. Lusinghe d’emergenza, il tipo di richiamo che stuzzica l’ego e anestetizza il sospetto.
Così ho scritto. Con precisione, con quella smania sottile di chi vuole essere utile e invisibilmente brillante. Un comunicato stampa. Pronto in meno di un’ora.
Solo che… il comunicato c’era già.
Redatto, diffuso, archiviato. Altro che emergenza. Nessuno ha pensato di dire: “Fermati, ci abbiamo pensato.” Né un messaggio, né un cenno. Niente. Forse per sport, forse per imbarazzo. Forse solo per abitudine.
Perché — notizia dell’ultima ora — scrivere gratuitamente in tempo record è un’attività encomiabile, purché nessuno se ne accorga. L’ideale sarebbe che lo facesse un folletto, di notte.
Comunque, nessuna polemica. Sul serio.
Diciamo che è stato istruttivo. Una specie di stage non retribuito nel teatro dell’assurdo.
Ho imparato che quando ti dicono: “Senza di te non ce la facciamo”…è prudente controllare se ti stanno solo passando il mocio.
Alla prossima chiamata urgente: porto i popcorn. Ma li mangio. Lentamente. E guardo.
POST SCRIPTUM – riflessione n. 14.948/b
La prossima volta, prima di buttarmi con l’entusiasmo di un golden retriever davanti a una palla, prendo un momento. Chiedo: “Cosa avete già?”
Non per diffidenza, ma per chiarezza.
La buona volontà resta. Ma da oggi in poi si cammina con una lente d’ingrandimento in tasca.
E quando serve… la si usa.



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