20 Ott 2025

Il banco vuoto

Riassunto

Ora che avete svuotato quel posto e quel banco, chi si siederà lì? Ricordiamoci che il bullismo è stupido, idiota e inutilmente crudele.

Ci sono immagini che non si dimenticano. Un banco di scuola, una sedia tirata indietro, il silenzio che pesa più delle voci. Non è solo un’assenza: è un’accusa. È la memoria di chi non c’è più e che pure continua a gridare.

So bene cosa significa essere il bersaglio. Il fastidio che diventa abitudine, la risata che scava, la sensazione di essere sempre quello da additare. Non importa cosa fai o chi sei: basta un pretesto, e diventi il gioco crudele degli altri.

Io, a un certo punto, ho imparato a difendermi. Ho avuto la lingua tagliente e il carattere spigoloso dalla mia parte: non un dono, ma un’armatura. Non tutti, però, hanno una corazza. Non tutti riescono a resistere, e allora il banco resta vuoto.

Chi rideva, insultava, spintonava, forse adesso si chiede — se ha il coraggio di guardarsi allo specchio —: «E ora chi prenderemo di mira?»
Come se ci fosse mai stato qualcosa di innocente in quella crudeltà travestita da scherzo.

Un banco vuoto è un monito. Ricorda che la solitudine pesa più dei pugni, che il silenzio può soffocare più delle parole.
Io, che pure ho resistito, mi domando se sia bastato sopravvivere. O se avrei dovuto urlare di più, anche per chi non ha avuto voce.

Aidan Wyrmsley

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Aidan Wyrmsley

Aidan Wyrmsley

Filologo dell’inglese antico, editor e frequentatore ostinato di testi medievali. Vivo a Londra, mantengo un rapporto discutibile con il presente e una devozione piuttosto tenace per le parole che riescono a sopravvivere ai secoli. Scrivo da questa posizione leggermente disallineata, cercando di capire – con risultati alterni – che cosa resta, quando tutto il resto cambia.

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