Riassunto
Ora che avete svuotato quel posto e quel banco, chi si siederà lì? Ricordiamoci che il bullismo è stupido, idiota e inutilmente crudele.

Foto di Meatball Overexposure su Unsplash
Ci sono immagini che non si dimenticano. Un banco di scuola, una sedia tirata indietro, il silenzio che pesa più delle voci. Non è solo un’assenza: è un’accusa. È la memoria di chi non c’è più e che pure continua a gridare.
So bene cosa significa essere il bersaglio. Il fastidio che diventa abitudine, la risata che scava, la sensazione di essere sempre quello da additare. Non importa cosa fai o chi sei: basta un pretesto, e diventi il gioco crudele degli altri.
Io, a un certo punto, ho imparato a difendermi. Ho avuto la lingua tagliente e il carattere spigoloso dalla mia parte: non un dono, ma un’armatura. Non tutti, però, hanno una corazza. Non tutti riescono a resistere, e allora il banco resta vuoto.
Chi rideva, insultava, spintonava, forse adesso si chiede — se ha il coraggio di guardarsi allo specchio —: «E ora chi prenderemo di mira?»
Come se ci fosse mai stato qualcosa di innocente in quella crudeltà travestita da scherzo.
Un banco vuoto è un monito. Ricorda che la solitudine pesa più dei pugni, che il silenzio può soffocare più delle parole.
Io, che pure ho resistito, mi domando se sia bastato sopravvivere. O se avrei dovuto urlare di più, anche per chi non ha avuto voce.
Aidan Wyrmsley



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