15 Dic 2025

Il primo incontro

Riassunto

Avrebbe dovuto essere una riunione come tutte le altre. Noiosa, pretenziosa e inutile. Non l'ho capito subito.

Non doveva essere niente di speciale. Solo un’altra riunione per quel progetto interdisciplinare in cui avevo avuto la pessima idea di infilarmi: un incrocio tra fisioterapia e biblioterapia, come se libri e corpi potessero davvero parlare la stessa lingua.

Arrivai in ritardo, naturalmente. La metropolitana era un incubo, la tracolla del portatile mi segava la spalla e qualcuno aveva rovesciato del caffè sui miei appunti. Quando entrai in quella sala riunioni troppo illuminata, ero già pronto a detestare tutti.

E poi lo vidi.

Julian Rowan. Alto, calmo, con quel tipo di presenza fisica che ti fa raddrizzare la schiena senza che tu sappia perché. Sembrava più scolpito che nato, eppure non aveva nulla di minaccioso. Solo una quieta solidità — come se la gravità avesse deciso di prendere forma umana e sedersi in fondo al tavolo.

Mi sorrise quando mormorai una scusa per il ritardo. Non il sorriso di circostanza di chi ti detesta in silenzio, ma uno di quelli che sembrano dire: Va tutto bene. Sei al sicuro.

Il che, ovviamente, mi fece andare nel panico.

Il loro primo incontro

Il resto della riunione andò come vanno di solito queste cose: troppo lunga, troppo piena di gergo tecnico, troppe slide di PowerPoint che fingevano di contenere idee. Ma ogni volta che alzavo lo sguardo, lo trovavo a osservarmi con un’attenzione curiosa, come se cercasse di leggere tra le righe di tutto ciò che dicevo.

Alla fine si avvicinò.

«Mi è piaciuto quello che hai detto, sul fatto che le storie possano essere una forma di riabilitazione», mi disse.

E io — brillante conversatore quale sono — risposi qualcosa come: «Be’, le parole costano meno dei pesi.»

Rise. Un suono caldo, basso, che fece cose strane al mio battito cardiaco.

Me ne andai dicendomi che non era nulla. Solo ammirazione professionale. Curiosità reciproca.

Eppure, in treno, mi scoprii a sorridere come un idiota ogni volta che mi tornava in mente quella risata.

Avrei dovuto capirlo, già allora.

Aidan Wyrmsley

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Aidan Wyrmsley

Aidan Wyrmsley

Filologo dell’inglese antico, editor e frequentatore ostinato di testi medievali. Vivo a Londra, mantengo un rapporto discutibile con il presente e una devozione piuttosto tenace per le parole che riescono a sopravvivere ai secoli. Scrivo da questa posizione leggermente disallineata, cercando di capire – con risultati alterni – che cosa resta, quando tutto il resto cambia.

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