28 Mag 2025

Marco Sartori – La saga oscura – Un fantasy sorprendente

Riassunto

Una festa di Capodanno che si trasforma in un portale per un incubo, un altro mondo, da cui non sembra così semplice tornare indietro.

Marco Sartori - La saga oscuraConosco Marco Sartori da un pezzo, da quando ho iniziato a leggere tutta la produzione di Spunto Edizioni. Quello che mi ha colpito subito del suo stile è la grande capacità di entrare nella testa (meglio spirito, forse) degli animali di cui spesso racconta, e di farli ‘parlare’. Senza umanizzarli nemmeno un po’; non li dota di parole e di linguaggio umano, ma il modo in cui descrive il loro comportamento, fa pensare che in qualche modo parli la loro lingua, o sia in profonda connessione con loro, in ogni caso.

E non solo con gli animali. Marco vive ad un passo da una delle catene di montagne piemontesi, ed è un esperto conoscitore dell’ambiente, di cui scrive nei suoi romanzi. E qui emerge un altro dei suoi tratti sorprendenti. Oltre a scrivere in modo originale della montagna e di ciò che le appartiene, è in grado di cambiare registro e di farlo senza mai diventare prevedibile. È il caso di Vera tra le rocce, in cui la sua protagonista è una montanara che si trasforma in pastora, e il modo in cui ne parla è perfettamente credibile. L’animo di questa donna è raccontato come se fosse una donna a farlo. Ma è di Marco la penna (o il mouse).

Ne La saga oscura, Marco cambia ancora. Torna al suo primo, primissimo amore, il fantasy, poiché questo libro uscito qualche mese fa, ha radici lontanissime che partono dalla sua gioventù.

Lo conosciamo come ‘scrittore di montagne’ ed improvvisamente lo vediamo nei panni di Tolkien. E non è un modo di dire, se date un’occhiata al suo profilo Instagram. E in quei panni ci sta benissimo, ed è credibile, come sempre. Quando pensi di averlo inquadrato in un genere e capito, cambia e ti sorprende per la novità della direzione che intraprende.

Inizio a sospettare che questo sia il suo vero superpotere, oltre a quello della scrittura.

Sinossi

Un gruppo di amici della provincia di Torino si ritrova per festeggiare il Capodanno. All’improvviso il buio li pervade e si ritrovano in un altro mondo. L’avventura è sconvolgente, nulla è più come prima. Il blu diventa il colore dominante di questa nuova realtà: dalla corteccia degli alberi, alla sfera che li guida fino alle fiamme del Sapiente della Terra; dalla pelle degli ostoriani, al fumo che avvolge gli obru nel momento della loro dipartita. Tutto sembra avere un fine preciso, legato a un’antica profezia, in uno spazio che riflette quello reale, ma che appare completamente trasformato. Ora le vallate e le colline, fino ad arrivare alla città di Torino e oltre, sono selvagge e incontaminate, irte di pericoli. Le prove a cui sono sottoposti i ragazzi, in una terra primitiva e segnata da guerre cruente, fanno emergere aspetti nascosti e sopiti del loro carattere, cambiandoli al punto che loro stessi stenteranno a riconoscersi, in un’evoluzione rapida e significativa, necessaria a garantire la sopravvivenza del
gruppo.

(Prefazione di Nicolas Gentile)

Marco Sartori

La Saga oscura

Spunto Edizioni

Che cosa mi ha lasciato il libro?

Saga Oscura bannerMolta curiosità, e una certa sensazione di appagamento, che nasce dopo aver chiuso il libro e la sua ricchezza si apre ed emerge, quasi fosse un fiore acquatico. Uno di un’altra specie.

La storia parte raccontando di un evento della vita quotidiana: i festeggiamenti per il Nuovo Anno, in una cittadina della Val di Susa piemontese. Un evento come ce ne sono milioni di altri, per celebrare il cambio di calendario: una festa in casa di amici. Il gruppo di persone che si ritrova a casa di uno di loro è eterogeneo, e si conosce da diverso tempo, dai tempi dell’università o della scuola. Chiacchierano, ballano, ascoltano la musica, spiluccano il cibo, bevono, si rilassano. Tutto normale. All’improvviso, va via la luce. Questo non è molto consueto, ma è un incidente che può capitare, per quanto seccante sia.

Ma questo blackout si rivela abbastanza presto molto, molto diverso dal solito. Il buio che li avvolge è veramente… buio. È molto più pesante e oscuro del solito. Il freddo è terribile, tagliente. Non si vede la luce della luna. I cellulari sono inutilizzabili. E ad un certo punto, capiscono che qualcosa proprio non va. E non sembra migliorare.

Non si trovano più nella casa in cui si erano riuniti, ma in una sorta di grotta, anzi, di grappolo di grotte, buie, fredde. Quando tentano di capirci qualcosa, vengono assaliti da creature che sembrano uscite da incubi o film horror. Quando riescono ad uscire dal tunnel, si trovano immersi in una natura che non ricorda nemmeno da lontano quella cui sono abituati da tutta una vita.

Che cosa sta capitando?

Obru - La Saga Oscura

Tratto da la_saga_oscura_24 su Instagram

Iniziano così una serie di viaggi, intessuti l’uno nell’altro. Uno fisico, perché vogliono tornare a casa e devono capire come fare, soli, senza mezzi, feriti, spaventati, traumatizzati, affamati e infreddoliti. Devono muoversi, esplorare ed orientarsi in un mondo muto e agghiacciante. L’altro interiore, perché, se vogliono tornare alla sicurezza delle loro case e delle loro vite precedenti alla malaugurata festa di Capodanno, devono tirare fuori aspetti e qualità in sé stessi diversi da quello che sono abituati a vedere e conoscere. Sono entrambi viaggi faticosi, stancanti e tanto, tanto spaventosi.

Il primo passo, sia fisico, sia interiore, è comprendere che si trovano in tutt’altra situazione, anzi, in … tutt’altro mondo. Il sottotitolo de La saga oscura è L’altro mondo, e per il momento è chiaro che non si tratta dell’aldilà. È bastato un passo, o meglio, un blackout, per entrare in un altro mondo, che ha le sue regole e le sue popolazioni. Hanno già incontrato le creature da incubo che li hanno aggrediti con il chiaro intento di ucciderli. Chi altro c’è, in quei boschi e in quei territori che sembrano familiari, ma non lo sono affatto?

In effetti, qualcun altro c’è. La compagnia di amici (il termine non è casuale) arriva nei pressi di un villaggio. I suoi abitanti sono esseri umani come loro, bassi di statura, vestiti di pelli di animali, diffidenti e… parlano italiano. Un italiano perfettamente comprensibile, forse dalla cadenza insolita, ma la lingua è quella di nascita degli amici dispersi. Perciò, quando i selvaggi li scorgono e minacciano di aggredirli, riescono a farsi capire subito ed evitare di subire un altro attacco spaventoso come quello che li ha traumatizzati e feriti qualche giorno prima.

Marco Sartori

Marco Sartori a Giaveno

È un momento importante nel libro. Gli amici del nostro mondo vengono accolti, per quanto con molta diffidenza, dai misteriosi abitanti del villaggio, gli ostoriani. Entrambe le parti sono curiose l’una dell’altra; appurato che i (nostri) misteriosi stranieri che parlano italiano non sono una variante sconosciuta di obru (le creature dagli istinti assassini dell’inizio), gli ostoriani offrono il loro aiuto, con cibo, pelli come abiti, un posto dove stare, cure per i feriti. Non sono ricchi o raffinati, le loro case sono edifici semplici di pietra coperti da tetti di tronchi, accendono fuochi per cucinare e scaldarsi la carne, i loro abiti sono pelli e pellicce, dormono su letti di paglia. Ma sono forti, industriosi e non s’impauriscono facilmente. Hanno tradizioni e costumi che i nostri amici impareranno nel giro di poco tempo. E dovranno farlo, perché la via per tornare a casa ancora non si vede. E non ci sono indizi per trovarla, non ancora.

Il viaggio della compagnia è appena agli inizi. Grazie al tempo passato con gli ostoriani, gli amici verranno a sapere che ci sono problemi più grandi e inquietanti di quelli che hanno al momento, che sembrano già insormontabili. Il mondo in cui si trovano, fatto di città e villaggi dai nomi stranamente familiari, è un posto turbolento. Gli obru sono una popolazione spietata come lo sono i conquistatori. Qui non si vive, si sopravvive. E presto gli amici scopriranno che non possono defilarsi dicendo: Grazie dell’aiuto, si è fatto tardi, dobbiamo tornare a casa, e la questione con questi mostri violenti e sanguinari non ci riguarda, ci auguriamo che riusciate a risolvere, addio.

La saga oscura al Salto

La Saga oscura al Salone Internazionale del Libro – 18 maggio 2025

Non è così che funziona. Per quanto la tentazione di girarsi dall’altra parte sia forte, sanno di non poterlo fare, perché va contro qualcosa dentro di loro. Nel momento in cui si sono addentrati in questo mondo parallelo, sono entrati in contatto con gli ostoriani, hanno combattutto per salvarsi la vita contro gli obru, hanno cominciato a cambiare. Un processo di cambiamento che non sembra si possa fermare o mettere in pausa, o ignorare. Tutti loro si scoprono cambiati, più forti e combattivi, meno disposti a lasciarsi trascinare dalla paura. Alcuni di loro scoprono anche di trovare gradevole questa nuova versione di sé stessi. Uno di loro, forse, più di tutti. È anche quello che si è sottoposto alla trasformazione più profonda e radicale del gruppo di amici. Lo scoprirete.

Perchè lo consiglio?

Perché è un fantasy originale. È unico nella sua specie, e posso dire di averne letti molti, ma uno che mi abbia messo in contatto con le mie paure e mi abbia fatto vivere da molto vicino quelle della compagnia come fa questo, mi mancava. Mi sono sentita persa anch’io, come loro, quando ho scoperto che i loro cellulari non funzionavano, che il freddo tagliava molto più a fondo del solito, e che quei mostri violenti non erano frutto di allucinazioni. Mi sono chiesta anch’io dove si trovava l’interruttore per tornare a casa, come fare a ritornare indietro, come si può riavvolgere il tempo per ritornare ai minuti prima della mezzanotte della festa, magari al giorno prima! E magari scoprire di avere un altro appuntamento, di non poter partecipare alla festa perché, oddio, mi sono slogata una caviglia e non posso camminare, passerò il Capodanno sul divano a casa, auguri però, eh?

Quante volte ci siamo trovati in situazioni analoghe a questa (magari senza mostri sanguinari e selvaggi minacciosi, ok) e abbiamo desiderato con tutte le nostre forze di riavvolgere il nastro del tempo e tornare indietro, e fare un’altra scelta? Qui vediamo chiaramente che non si può fare. E non solo perché non siamo Dr Who. Quando la vita e le sue cose arrivano nella nostra e portano scompiglio o confusione, l’unica cosa da fare è andare avanti. E tirare fuori non solo le metaforiche, ma soprattutto le qualità e le versioni di noi che ancora non conosciamo e che ci permetterebbero di sopportare, gestire, risolvere. Per farlo, però, dobbiamo attivare un interruttore interiore importante, però, quello che poi apre il flusso delle altre qualità nascoste: la fiducia. La fiducia in sé stessi.

Questo è il messaggio che ho trovato in questo viaggio di questa compagnia che è davvero appena iniziato, in questo libro, poiché tra non molto uscirà il seguito. Come si evolverà la situazione? Torneranno a casa, o i nostri amici scopriranno altri interessi, altre priorità?

L’autore

Nato nel 1977 a Torino, Marco Sartori vive e lavora in Val di Susa. È sposato e ha una figlia.

Scrive per passione fin dall’infanzia, cercando di conciliare il suo amore e la sua conoscenza della montagna con l’interesse per la letteratura fantastica: un connubio che dà origine a storie i cui protagonisti sono spesso l’Uomo e il suo rapporto non sempre facile con la Natura.

È membro accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna).

Per i suoi racconti è stato più volte premiato in diversi concorsi letterari.

Articoli correlati

Rosanna Turone – Santa – Una vita in contrasto

Rosanna Turone – Santa – Una vita in contrasto

Non mi sono accorta subito di quanto andasse in profondità il punto di contatto tra me e questo libro, per quanto fosse evidente… il nome. La protagonista del libro si chiama Santa, ma avrebbe dovuto nascere Santo. L’intera famiglia se lo aspettava con chiarezza,...

leggi tutto
Loredana

Loredana

Sono una lettrice onnivora da sempre. Non ricordo un momento della mia vita senza un libro tra le mani o senza una pila crescente di titoli da leggere accanto a me. Fin da bambina, ho sentito il richiamo irresistibile delle copertine e delle pagine scritte: mentre altri si perdevano tra i giocattoli, io aprivo quei mondi di carta e ci entravo dentro, ogni volta scoprendo qualcosa di nuovo. Conosciamoci meglio

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Salta al contenuto