18 Apr 2025

Roberta Lepri – La gentile – La crudeltà dell’aiutare il prossimo

Riassunto

Una famiglia vuota, nessuna capacità di amare. Una donna animata dal desiderio di aiutare il prossimo, una bambina desiderosa di afferrare quella mano tesa. Qualcosa va fuori posto.

Roberta Lepri - La gentileQuando ho chiuso il libro, mi sono trovata una ridda di pensieri in testa. Il primo che lampeggiava più forte è un detto che all’inizio mi era incomprensibile: ‘Nessuna buona azione resterà impunita’. Da ragazza mi domandavo perché una buona azione dovesse subire una punizione, visto che si trattava di qualcosa fatto per aiutare il prossimo. Per un certo periodo di tempo, ho persino pensato che fosse uno scherzo, o fosse ironico, o che il detto fosse stato tramandato sbagliato.

Questo libro conferma che il detto è giusto, fin troppo giusto, illustrando la sua tesi a pieni colori. E non solo dal punto di vista di chi riceve la buona azione, ma anche di chi la compie. In quest’ultimo campo, direi, la questione diventa anche più interessante.

La storia di per sé è crudele e feroce. Tutti i suoi protagonisti, anche l’energica e incomparabile Alice Hallgarten-Franchetti, sono ritratti soprattutto nelle loro oscurità, da quelle evidenti a quelle più nascoste.

Qui non c’è nulla di veramente gentile. L’aggettivo si riferisce agli appartenenti alle genti, le persone non giudaiche e non sfiora minimamente le qualità spirituali che qui sono davvero molto carenti.

Sinossi

Arrivata in Italia all’inizio del 1900, l’americana Alice Hallgarten sposa il barone Leopoldo Franchetti e lo convince a finanziare un grande progetto filantropico: la fondazione di una scuola per i figli dei contadini. La storia di Alice si intreccia così con quella di Ester, povera e senza istruzione, discendente di ebrei convertiti: una “gentile”. Nata in una famiglia che non capisce le sue idee e la ostacola in ogni modo, grazie al sostegno della nobildonna la bambina può andare a scuola e coltivare la speranza di diventare un giorno maestra. Ma la salute della baronessa ben presto si aggrava, costringendola ad abbandonare Ester al suo destino… Un romanzo storico appassionante che si interroga sui limiti dell’amore e sulla forza vitale dell’odio.

La gentile

Collana: Amazzoni

Pag. 192

Voland

 

Che cosa mi ha lasciato il libro?

Il romanzo non è lunghissimo, ma ogni parola vale per dieci. Ogni personaggio, ogni evento, se si dovesse sviscerare, richiederebbe pagine e pagine.

Al centro, una famiglia: madre, padre, due figli gemelli, Ester e Nazareno, nella provincia di Città di Castello, agli inizi del 1900.

La povertà estrema di questa famiglia rende la madre più crudele di qualunque matrigna sia mai stata rappresentata nelle fiabe. Astiosa verso Ester con punte grondanti d’odio, la ricopre di insulti e battute feroci che frantumerebbero l’autostima di Narciso. Totalmente incapace di amare, passa all’estrema punta dello spettro diventando zuccherosa e appiccicosa con Nazareno, il ‘povero’ bimbo nato con una malformazione che lo ha privato di metà braccio. Un padre completamente assente e succube, che sfodera un’anima arida da traditore (mai della moglie, però) nei momenti meno opportuni. All’inizio pensavo che fosse una povera vittima traumatizzata di quella Gorgone di moglie che si è ritrovato, ma nel romanzo emerge la sua incapacità di amare qualcuno che non sia sé stesso.

Roberta Lepri - La gentile  2

Ester, l’io narrante della sua parte di storia, è una ragazzina dura come il granito. Di aspetto insignificante, magra e sgraziata, possiede una resistenza invidiabile alle prepotenze della madre e a tutti i manrovesci che la vita le distribuisce a piene mani, a più riprese e a tutte le età. È una gentile: un’ebrea convertita, discendenti di ebrei, ma che ora, in quella terra dov’è nata, deve ricordare a tutti che è cristiana, una gentile. È forse l’unico insegnamento che la madre le inculca a forza e che un giorno le faciliterà la vita, in modo inaspettato.

Una baronessa americana di origine ebrea, Alice Hallgarten Franchetti, ricca, intelligente, colta, che si adopera per il prossimo con una forza ed energia senza pari, spinta dal desiderio di migliorare il mondo che la circonda e di concedere a chi di solito resta emarginato, la possibilità di esprimersi e di trovare la propria strada. Si può dire che sia l’incarnazione del self-made man ante litteram, insomma, che è uno dei robusti fili rossi che s’intreccia sul fondo dello spirito americano, e che emerge in tantissimi film e romanzi di quella terra.  Alice intuisce la forza e l’estrema voglia di migliorarsi di Ester, e le tende la mano. All’inizio il loro rapporto è a dir poco idilliaco. Ester adora questa donna scesa da un altro paese lontano quanto il monte Olimpo e che le sta mostrando una via d’uscita dalla sua vita fatta solo di fatica fin dalla più tenera età. Ma quella via d’uscita si richiude un giorno, all’improvviso. Manca la forza ad Ester di credere in sé stessa, e ad Alice manca l’umiltà di non mettersi a giocare da Dio e giudicare, credendosi infallibile, chi è meritevole di aiuto e chi no.

Questo piccolo passo falso nel cammino costerà caro ad entrambe. L’adorazione di Ester per la baronessa si tramuta in odio. Alice è lontana, nello spirito, e nel corpo, e pur impegnandosi a realizzare progetti meravigliosi che rimangono ancora oggi a testimonianza della sua intelligenza, generosità e lungimiranza (Alice Hallgarten Franchetti e suo marito, il barone Leopoldo Franchetti sono personaggi realmente esistiti), continuerà a sentire un piccolo tarlo di rimorso al pensiero di aver abbandonato Ester. Al punto che non ritroverà mai pace, finché non sarà la stessa Ester a concedergliela.

Roberta Lepri - La gentile 3Una parte dell’odio lanciato a piene mani verso la baronessa, però, devia verso sé stessa. La protagonista avverte una sorda frustrazione costante al pensiero di aver visto i propri sogni frantumarsi, alimentata dalla convinzione sotterranea che in realtà lei non aveva il talento necessario per emergere e per realizzare i propri obiettivi. È l’atteggiamento tipico di chi desidera una vita migliore per sé, ma non possiede la fede necessaria in sé stesso per perseguirla ostinatamente, chiudendo le orecchie ai tentativi di sminuirlo provenienti dall’interno e dall’esterno. Questa, secondo me, è una delle lezioni più importanti somministrate dal libro. Credere in sé stessi, perseguire i propri obiettivi con ostinazione, rendendosi ciechi e sordi a qualunque tentativo di spegnere quella fiamma, che provenga dall’esterno o dall’interno. Spesso, per un malinteso senso di lealtà famigliare verso i propri genitori che non hanno avuto la forza o non hanno pensato a migliorare la propria condizione, ci auto-sabotiamo per impedirci di superarli in qualche modo, pensando che questo sia la manifestazione migliore e più completa del nostro amore. Peccato che, facendo così, rischiamo solo di auto-mutilarci e di vivere una vita a metà.

Perché ne consiglio la lettura?

Se non appartenete alla scuola di pensiero che vede la famiglia come il porto sicuro per eccellenza, sempre e in qualunque situazione, in cui nessuno dei suoi membri può sbagliare o può comportarsi male, allora il libro fa per voi. Più che Mulino Bianco, qui la famiglia appartiene ad una Fattoria Nera Come l’Inferno, compresa la stessa Ester. Per difendersi diventa dura e compatta come granito, e con la stessa capacità di amare. Quando tenta di aprirsi… non va troppo bene.

Se nutrite dubbi sul vostro valore, e se pensate di avere obiettivi al di fuori della vostra portata, potreste leggere con attenzione questa vicenda e tenervi alcuni post di promemoria, del tipo: ‘Non fare come Ester’ sulla vostra scrivania. E dopo aver letto il romanzo, procurarvi carta e penna, scrivere tutti i vostri obiettivi, a partire dai più selvaggi e apparentemente irraggiungibili, e lavorarci sopra con obiettività. Non tanto sui vostri obiettivi, ma su voi stessi. Lavorate per capire quanto davvero vi conoscete e quanto state agendo perché pensate di dovervi comportare così, perché vi hanno insegnato a fare così, mentre voi vorreste fare/dire/pensare/creare tutt’altro.

Siate davvero gentili con voi stessi, e non fate come la gentile di questo libro.

 

L’autore

Roberta Lepri

Nata a Città di Castello nel 1965, vive in Maremma. Dal 2003, ha scritto dieci romanzi e una raccolta di racconti. La gentile è il suo romanzo più recente. Con Voland ha pubblicato, inoltre: Hai presente Liam Neeson? (2021) e Dna chef (2023), vincitore del Premio Letterario Chianti 2024.

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Loredana

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Sono una lettrice onnivora da sempre. Non ricordo un momento della mia vita senza un libro tra le mani o senza una pila crescente di titoli da leggere accanto a me. Fin da bambina, ho sentito il richiamo irresistibile delle copertine e delle pagine scritte: mentre altri si perdevano tra i giocattoli, io aprivo quei mondi di carta e ci entravo dentro, ogni volta scoprendo qualcosa di nuovo. Conosciamoci meglio

2 Commenti

  1. Fabio

    Complimenti, molto bella la recensione de La gentile: mi induce a leggere quanto prima questo romanzo.
    La protagonista però mi ricorda in qualche modo la protagonista del romanzo (ottimo) di Goliarda Sapienza “L’arte della gioia”: sbaglio o concorda con me?
    Domanda: ma alla fine il senso della frase (che sembra essere in realtà un antico detto cinese) “Nessuna buona azione resterà impunita”, secondo Lei, quale sarebbe?
    Grazie saluti

    Rispondi
    • Loredana

      Buon pomeriggio! Chiedo scusa del ritardo della mia risposta. In effetti, l’atteggiamento della protagonista mi faceva risuonare qualcosa di già letto e interiorizzato, e visto che ha parlato de L’arte della gioia, ci ho pensato un po’. Ester e Modesta condividono quella spinta furiosa verso la conoscenza, che in loro brucia talmente forte che rischia di distruggerle. In parte, con Ester avviene così. Modesta, forse, si attacca con maggiore accanimento a sé stessa e non perde di vista il proprio carattere, la fiducia in sé. Forse è quello che manca in Ester, che alla fine non le permette di raggiungere il suo scopo.
      Per quanto riguarda il detto, ‘Nessuna buona azione resterà impunita’, ho potuto comprenderlo appieno solo quando l’ho sperimentato, con il dolore del tradimento. Ho più volte aiutato qualcuno (facendo una buona azione, diciamo così) che poi, al momento opportuno, mi ha ‘punito’ lasciandomi indietro senza alcun ripensamento. Da parte mia, posso vedere che è proprio così.

      Rispondi

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