03 Gen 2026

Della prima parola dell’anno 2026

Riassunto

Ecco il momento della prima parola dell'anno: per il 2026 è Costruire. Un'identità, una presenza. Con i libri, naturalmente.

Parola dell'anno con i libri

Ogni primo dell’anno scelgo una parola. È un gioco cui non so rinunciare, anche perché mi fa sedere e riflettere.

Non è un mantra, e nemmeno un proposito eroico da Primo Dell’Anno, quando si parte lancia in resta a cambiare il mondo, e poi ci si ferma senza fiato dopo un paio di passi. È una direzione, quella che scelgo. È una parola che dico al mio inconscio, che poi influenzerà il mio modo di essere e di pensare per il tempo che verrà. Non è sempre l’intero anno… ma le direzioni si cambiano spesso e volentieri.

Per il 2026 la parola è Costruire.

Non cambiare, non ricominciare, non reinventarsi.

Costruire è meno spettacolare, ma molto più onesto. Richiede tempo, attenzione, e una certa disponibilità a sporcarsi le mani. E soprattutto implica una cosa fondamentale: non si parte dal nulla.

Costruire significa lavorare con ciò che già c’è.

Con quello che sono diventata negli anni, con quello che ho capito — e anche con quello che ho sbagliato.

Negli ultimi tempi mi è diventato sempre più chiaro che voglio costruire la mia identità di book blogger secondo i miei desideri, non secondo le aspettative altrui, le mode del momento o i format che “funzionano”. Voglio occuparmi di libri nel modo che mi somiglia davvero. E questo modo ha un nome preciso, tra gli altri che mi vengono in mente: biblioterapia.

Io credo profondamente nel potere terapeutico delle storie.

Biblioteca e biblioterapiaCredo che i libri non servano solo a intrattenere, a informare o a “tenersi aggiornati”, ma anche — e soprattutto — a tenersi insieme. A riconoscersi. A farsi domande migliori. A trovare parole quando non se ne hanno.

Non parlo di soluzioni facili o di libri-medicina con il bugiardino.

Parlo di letture che accompagnano, che fanno da specchio, che a volte pungono e altre volte consolano. Libri che arrivano nel momento giusto, o che aspettano pazientemente di essere pronti per noi.

È questa la direzione che voglio prendere quando parlo di libri.

Non la classifica, non il voto, non il “da non perdere”, ma il perché un libro può diventare importante per qualcuno. Anche solo per una stagione della vita.

Costruire questa identità significa fare scelte.

E le scelte, si sa, escludono. Ma escludere non è perdere: è definire.

Vuol dire accettare che non parlerò di tutto, che non leggerò tutto, che non commenterò tutto.

E va bene così.

Perché al centro di questa costruzione c’è una parola per me essenziale: autenticità (che è stata la mia parola dell’anno di qualche tempo fa).

Autenticità non è dire tutto, né mettersi a nudo.

È coerenza. È riconoscersi in quello che si fa. È non forzare la voce per sembrare altro. È scrivere di libri perché i libri, davvero, fanno parte del mio modo di stare al mondo.

Costruire un’identità autentica richiede lentezza.

Richiede ascolto, e il coraggio di fermarsi e dire: questa strada non è mia. E cambiare rotta, e pazienza se non si acquisisce visibilità, like, cuoricini, follower.

Non so ancora esattamente che forma avrà questa costruzione.

So però che voglio fondamenta solide: rispetto per i testi, per chi legge, per me stessa. Questo è uno spazio in cui i libri sono strumenti di dialogo, di cura, di consapevolezza. Uno spazio abitabile, non performativo.

Costruire, per me, nel 2026, significa questo:

mettere mattone su mattone qualcosa che mi assomigli.

Senza fretta.

Senza proclami.

Con attenzione.

Le storie sanno fare una cosa straordinaria: ci insegnano che i percorsi non devono essere lineari per essere veri. Io voglio fidarmi di questa lezione, che continua a riproporsi davanti ai miei occhi ogni momento, nella speranza che io finalmente la guardi, capisca e la metta in pratica.

E continuare a costruire. Anche nei giorni confusi. Anche quando sono stanca. Anche quando sembra che le mie parole riecheggino nel silenzio più totale, come se fossi una cattedrale nel deserto.

Le case migliori, in fondo, non nascono per stupire.

Nascono per durare.

Il lupo e il drago

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Loredana

Loredana

Sono una lettrice onnivora da sempre. Non ricordo un momento della mia vita senza un libro tra le mani o senza una pila crescente di titoli da leggere accanto a me. Fin da bambina, ho sentito il richiamo irresistibile delle copertine e delle pagine scritte: mentre altri si perdevano tra i giocattoli, io aprivo quei mondi di carta e ci entravo dentro, ogni volta scoprendo qualcosa di nuovo. Conosciamoci meglio

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