Riassunto
Come ho vissuto il Salone del Libro di Torino 2025? Presentazioni e nuove scoperte.
Ci sono esperienze che vanno raccontate solo dopo averle lasciate sedimentare un po’. Il Salone del Libro, per me, è sempre una di quelle. Le parole tra noi leggere, questo il titolo e il tema del Salone Internazionale del Libro di Torino, 15-19 maggio 2025. Anche quest’anno ci sono tornata con un ruolo attivo, e sempre con il desiderio (sempre più forte) di ritagliarmi uno spazio tutto mio, fatto di curiosità, scoperte e silenzi pieni di senso. Non è la prima volta che sento questa esigenza, ma in questa edizione posso dire di esserci riuscita un po’ di più.
Ho partecipato come mediatrice a due presentazioni di libri – e già questo basterebbe a rendere la mia esperienza preziosa e gratificante. La prima (venerdì 16 maggio) riguardava la presentazione del nuovo libro di Stefano Peiretti e Luana Siciliano, Cuore peloso – Le avventure di Pino e CiccioMigo, cui ho dato un contributo. Con noi sul palco (io sempre a fare le domande, però) anche Dunia Rahwan, speaker radiofonica per Radio Deejay, educatrice cinofila e biologa, e Roberto Trinchero, professore di Pedagogia presso l’Università di Torino. Dato l’argomento di Cuore peloso, una sorta di viaggio di formazione interiore di un ragazzino che impara che cosa voglia dire rapportarsi con un animale, e prendersene cura, le due personalità hanno ampliato l’argomento e il punto di vista sulla storia e sul suo significato. Io personalmente ho trovato affascinante e arricchente la conversazione, ma… ok, sono di parte. Quando si tratta di libri e di messaggi nelle storie, sono sempre più che disposta ad ascoltare.
La seconda presentazione è avvenuta presso lo stand del Comune di Pianezza, domenica 18 maggio, e riguardava La Saga oscura, di Marco Sartori, edito da Spunto Edizioni. Mezz’ora serrata, con l’indisponente espressione della mediatrice della presentazione successiva, che mi ha fatto segno di tagliare, perché, naturalmente, dovevamo darle posto. Sua Maestà, non si preoccupi: ho il timer interno, quando si tratta di presentazioni, e so istintivamente quando è ora di chiuderla. Forse è l’unica cosa che mi ha infastidito decisamente di quella presentazione, perché la maleducazione, l’arroganza e l’esaltazione altrui non mi lasciano ancora completamente indifferenti. Come ritengo da recenti riflessioni, la poveretta senza mezzi è stata lei, e questo non è un mio problema. Forse era gelosa della nostra presentazione: Marco Sartori sa parlare in modo convincente, appassionato, esauriente e senza fare spoiler delle sue storie, e Mariapaola Perucca, l’editrice titolare, ha dato un contributo importante. Io, come al solito, scoppiavo di felicità all’idea di parlare di un libro… ma questa non è proprio una novità. In ogni caso, in quei momenti, in quel dialogo vivo con gli autori (e in altre occasioni anche con il pubblico), tra parole scritte e dette, sento sempre di essere nel mio elemento. Ma non mi sono fermata lì.
Mi sono concessa il piacere di esplorare il Salone in cerca di ciò che amo di più: le chicche, le cose nascoste, quelle che magari non attirano la folla ma sanno lasciare il segno.
Mi ero appuntata la posizione dello stand de La bottega dei traduttori, e non ho perso tempo, poco dopo essere entrata il primo giorno, a visitarlo e a farmi riconoscere. Ho assistito a un intervento estremamente interessante, sulla traduzione dell’orgoglio Queer, che mi ha tenuto incollata allo stand, al punto che, quando è finito, non riuscivo a credere che fosse passata un’ora. Le due traduttrici intervenute hanno raccontato dell’iter di traduzione affrontato a proposito di una parte della corrispondenza personale di Virginia Woolf e Oscar Wilde con i loro rispettivi interlocutori. Bellissimo, bellissimo, bellissimo. Mi sono allontanata dallo stand con la testa nelle nuvole; il mondo della traduzione editoriale ha sempre il potere di riportarmi a casa, anche nei padiglioni affollati.
E poi, le sorprese. Una su tutte: la visita allo stand del Ministero della Difesa e della Guardia di Finanza. Forse non è una tappa usuale per chi va al Salone per parlare di letteratura, libri e storie. Ma io ci sono entrata per curiosità, perché non era certo il primo anno che le Forze Armate e Dell’Ordine hanno i loro spazi al Salone. Ne sono uscita con un piccolo tesoro: un volumone sul generale Genova Thaon de Revel e due sul Milite Ignoto. Fortunatamente avevo uno zaino capiente e una preparazione yoga in corpo, che mi hanno permesso di sollevare e portarmi in giro per il Salone un paio di chili di libri extra. La sorpresa non riguardava tanto i due temi, molto importanti per una certa parte della storia nazionale, ma per il fatto che… i libri erano gratuiti. Edizioni in brossura, fuori formato, carta patinata e a colori, pieni di illustrazioni: il costo normalmente si aggirerebbe intorno ai 50 Euro, ma quelli sono a scopo divulgativo, perciò sono gratuiti. Ammetto che non volevo crederci quando gli ufficiali dello stand me lo hanno detto. Mi sono trattenuta e ne ho presi solo due. (Ma sotto sotto occhieggiavo la sezione della Marina Militare accanto. Se ci fosse stato qualcosa sull’Amerigo Vespucci, l’avrei volentieri portato con me insieme agli altri. Prossimo anno…) Prima del raid al Ministero della Difesa, però, sono entrata nello stand della Guardia di Finanza. Un gentilissimo ufficiale mi ha raccontato com’è nato il corpo (grazie ad un Savoia, che strano, eh?): ho imparato
qualcosa che non sapevo, e che nessuno mi aveva mai raccontato così. Come promemoria, una bellissima agenda elegante.
È anche questo, per me, il Salone: uno spazio dove la cultura si manifesta in forme inaspettate, dove l’informazione diventa scoperta, dove anche chi ama le parole può farsi sorprendere da un tratto di storia militare o da un’iniziativa divulgativa.
In mezzo a tutto questo, ho avuto il privilegio di recuperare un altro po’ di quell’istinto curioso che mi ha sempre guidato quando si trattava di scoprire nuovi titoli e nuovi argomenti.

Ora non mi resta che trovare uno spazio frequente e costante nelle mie giornate per poter leggere tutti i libri (sì, tutti, anche quelli degli anni scorsi) adottati al Salone.


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